Essere catechisti non per caso non è un passatempo, non è un piacere che si fa al Parroco, non è solo un servizio.
Il catechista è un credente che ha fatto esperienza del Risorto e vuole comunicare tale esperienza: è testimone, con la parola e con la vita, di una buona e seria notizia. “Il primo atto di sapienza del catechista è il riconoscimento dell’azione di Dio”(R.d.C. 163). Egli è un chiamato ed un mandato da Cristo che ha accolto nella vita; è attento alla sua vocazione, è un uomo in ascolto, capace di docilità e disposto ad accogliere la grazia del rivelarsi di Dio all’uomo. Sa riconoscere l’iniziativa di Dio e farvi spazio, si allena a cogliere l’azione dello Spirito in lui e attorno a lui. Il catechista è mandato dalla chiesa: testimonia un annuncio che il popolo di Dio, tutto intero, vive ogni giorno. E’ un ripetitore della voce di Cristo e della Chiesa, ama e vive la Parola di Dio, la comunica ed insegna ad accoglierla(non come parola sua, ma come quel risuonare per il quale egli è strumento di risonanza).
“Ogni catechista dovrebbe poter applicare a se stesso la misteriosa parola di Gesù: la mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato”.(Gv. 7, 16; C.T. 6).
Il catechista ama la Chiesa e ne accoglie il magistero, in una prospettiva di libertà e responsabilità, in spirito di comunione e di servizio. Al catechista è chiesto di ridare-ridire l’annuncio che lui stesso ha ricevuto, realizzando quella dinamica di traditio-redditio che realizza, nel tempo, la visibilità di Cristo nella Chiesa. |