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Poesia a S. Barbara
di Motolo Pasquale |
Un drappo rosso, la palma e una torre con tre finestre sono gli attributi più usuali che la devozione popolare ha dato a Santa Barbara. In alcuni casi ha in mano un’ostia consacrata, in altri troviamo ai suoi piedi un docile pavone e un’arma da guerra: un cannone da campo con le ruote. Sono simboli e segni legati al suo martirio, alla vita originale che la leggendaria Passio le attribuisce: molto romantica, molto eroica, quotidianamente in contatto col soprannaturale. La Chiesa d’Oriente, come quella d’Occidente, vide una larga diffusione del culto, con oratori e chiese dedicate a Santa Barbara per tutto il primo millennio.
Il Martyrologium romanum scrive di lei: “Ricordo di Santa Barbara che, come si tramanda, fu vergine e martire in Nicomedia”, questo alla data del 4 dicembre, giorno della sua festa. Ma Nicomedia di Bitinia, attuale città portuale della Turchia col nome di Ismit, non è l’unico luogo di nascita attribuito a Barbara. Secondo le diverse tradizioni, la sua patria è Antiochia o Elaiopoli. C’è chi la vuole cittadina dell’Asia Minore, chi dell’Egitto. Un martirologio del IX secolo, firmato da Adone, vescovo di Vienne in Francia, attribuisce a Barbara un’origine italiana, in Toscana.
Sulla data del martirio poi c’è una confusione oscillante tra l’inizio del III e l’inizio del IV secolo, complice l’assonanza di tre imperatori romani che si sono succeduti ai vertici del potere con nomi simili: Massimino il Trace (235-238), Massimiano (286-305) e Massimino Daia (308-313).
Fin dall’alto Medioevo fu annoverata tra i Quattordici santi Intercessori (come Caterina d’Alessandria, Cristoforo, Giorgio, Ciriaco, Pantaleone, Biagio e altri) a cui tutti i cristiani si possono rivolgere per aiuto e delegarli presso Dio come avvocati. Barbara, che da sola si è istruita leggendo le Scritture, è patrona degli scolari e dei sapienti, di quanti hanno rapporto col fuoco e con le armi e porta ai moribondi il conforto dei sacramenti.
Secondo la leggendaria Passio in greco, più volte copiata e riscritta, variata e poi tradotta in latino, la vergine Barbara era bellissima e suo padre, il satrapo Dioscuro, gelosissimo: per proteggerla dai molti corteggiatori l’aveva segregata in una torre con due alte finestre. Lui spesso era via, preso dai suoi commerci e impegni politici, e la fanciulla, orfana di madre, occupava il tempo in letture. Scoprì le Sacre Scritture e qualche lettera apostolica. Si innamorò di Cristo e volle farsi battezzare; ma non poteva avvicinare nessuno, né frequentare la comunità cristiana. Segretamente allora improvvisò un rito di preghiera personale e poi si immerse per tre volte nella piscina di casa pronunciando sopra se stessa la formula sacramentale: “Barbara si battezza nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Poi, chiusa nella torre, un angelo venne a visitarla e a portarle il pane eucaristico. Aveva fatto aprire nella torre una terza finestra in onore della Santissima Trinità, e questa era una testimonianza esterna che Dioscuro non poteva sopportare; insieme al fatto che gli idoli della casa erano stati abbattuti e che Barbara rifiutava ogni proposta di matrimonio perché diceva di essersi consacrata a Gesù, Signore del suo cuore.
Di fronte alla conversione di Barbara al Cristianesimo, la religione che egli reputava degli schiavi, Dioscuro reagì con ira feroce e trascinò la figlia davanti al prefetto imperiale Marciano per farla condannare. Il prefetto cercò di convincere la giovane a desistere da questi insani propositi che, per seguire un culto straniero, la portavano a disobbedire al genitore. Con un ricco e giusto matrimonio, cercava il suo bene e, assieme, di tenere alto l’onore della famiglia. Ma di fronte all’irremovibilità di Barbara che si dichiarava cristiana per la vita e per l’eternità, non poté che cedere alle insistenze di Dioscuro e condannarla alla tortura. La fece flagellare, ma i flagelli erano per lei come piume di pavone. Le recisero le mammelle e fu trascinata nuda per la città, ma un drappo misterioso portato dal vento la coprì rispettando il suo pudore. Fu condannata al fuoco e qui c’è la testimonianza di una ragazza del pubblico, Giuliana, che si professò cristiana e fu associata a Barbara nei tormenti. Anche il fuoco si spense miracolosamente, dice l’antica Passio, e allora Dioscuro chiese la pena capitale e volle infliggerla egli stesso con le sue mani. Si sostituì quindi al boia e decapitò la sua amata figliola. Un fulmine a ciel sereno saettò nell’aria e lo incenerì davanti alla martire decapitata.
I resti di Barbara arrivarono poi a Costantinopoli, forse all’epoca di Giustino imperatore (518-527); poi, cinque secoli dopo, furono traslati a Venezia, nella chiesa di San Giovanni evangelista.
La prima notizia dell’adozione di Santa Barbara come protettrice di coloro che hanno a che fare con le “cose che ardono o che scoppiano” apparve in un’ordinanza dell’11 novembre 1529 delle milizie cittadine di Firenze.
Esistono varie leggende su dove sia conservato il corpo della Santa: nella Cattedrale di Torcello (Venezia); nella Cattedrale di San Sisto a Piacenza; nella cattedrale di Rieti in un’urna marmorea posta nella cappella dedicata a lei; sull’altare maggiore della stessa chiesa c’è una statua, eseguita su cartoni del Bernini, che raffigura Santa Barbara. A Roma, nella chiesa di Santa Maria Antiqua, c’è un affresco con Santa Barbara che risale all’VIII secolo. Ma più famosa è l’immagine firmata da Raffaello Sanzio: Madonna Sistina si chiama l’opera esposta nella Gemaldegalerie di Dresda, in Germania. Vediamo qui la Madonna col Bambino, e ai suoi piedi papa Sisto IV, a sinistra, e Barbara, la vergine e martire di Nicomedia, a destra.
Ingegneri, architetti, minatori, pompieri, armaioli, artificieri, fonditori di campane e quanti scavano i pozzi di petrolio la salutano come loro patrona e ne festeggiano, contemporaneamente ai Marinai, la ricorrenza che cade il 4 dicembre. Sulle navi da guerra il deposito delle armi e della polvere pirica è detto “Santa Barbara”
Al di là delle specifiche vicende, Barbara conferma un "nuovo modello di donna" che è andato definendosi con l'avvento del Cristianesimo: una donna determinata a rendere storicamente operativo anche sul piano del confronto tra i sessi il messaggio di uguaglianza evangelico; una donna che non si identifica necessariamente con il ruolo di moglie e di madre; una donna che prende autonomamente delle iniziative |
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La statua di
S. Barbara nella nostra Parrocchia |
Pompieri, Artiglieri, Genieri e Minatori festeggiano contemporaneamente ai Marinai la ricorrenza di Santa Barbara che cade il 4 dicembre.
Esistono varie leggende su dove sia conservato il corpo della Santa: nella Cattedrale di Torcello (Venezia); nella Cattedrale di San Sisto a Piacenza; nella cattedrale di Rieti in un’urna marmorea posta nella cappella dedicata a lei; sull’altare maggiore della stessa chiesa c’è una statua, eseguita su cartoni del Bernini, che raffigura Santa Barbara. |